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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
09.03.2026    |    16.868    |    2 6.0
"Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente..."
*** DANIELA ***

Il cellulare vibra sul tavolino di cristallo fumé del salotto, un suono insistente, quasi impaziente, che taglia il silenzio ovattato dell'attico. Fuori, Milano è già avvolta nel freddo pungente di metà dicembre: le luci natalizie tremolano sui Navigli come stelle cadenti intrappolate nell'acqua scura. Io sono qui, nuda sotto una vestaglia di seta nera Valentino che mi sfiora appena le cosce, il tessuto che sussurra contro la mia pelle ad ogni movimento. Il mio fidato plug di acciaio chirurgico, pesante e lucido come mercurio, mi riempie con la sua presenza costante, calda, familiare, premendo esattamente nei punti giusti quando mi sposto sul divano in pelle italiana.

Guardo lo schermo che illumina la penombra con il suo bagliore bluastro. Claudia. La mia vecchia schiava lesbica, quella che cinque anni fa tremava sotto le mie unghie laccate di rosso scuro mentre le lasciavo segni violacei sulle cosce bianchissime. Oggi è sposata con Pierre, il riccone gay dalla pelle abbronzata tutto l'anno che colleziona yacht con ponti in teak lucido e bei ragazzi dalle labbra carnose come io colleziono Louboutin dal tacco a spillo di dodici centimetri. Sorrido prima ancora di rispondere, sentendo un formicolio familiare tra le gambe. So già che vuole propormi qualcosa di perverso, di lussuoso, di mio - qualcosa che solo io posso darle.

«Daniela, tesoro…» la sua voce è miele e fumo, bassa, complice, con quella raucedine sottile che ricorda notti passate a gridare sotto il mio frustino di pelle intrecciata.
«Cortina, villa mia e di Pierre, Natale intero. Tu e Michela. Camere con vista sulle Dolomiti, caminetto in marmo nero che scoppietta tutta notte, champagne Krug vintage a fiumi e… niente regole. Solo le tue.»
Ride piano, quel riso da gatta che si ricorda ancora di quando le ordinavo di leccarmi per ore, la lingua che tremava per lo sforzo mentre io contavo i secondi con il tacco dello stivale premuto sulla sua schiena nuda.

«Partenza vigilia. Il mio autista, quello alto con le mani da pianista, vi prende sotto casa con la Mercedes nera. Dimmi sì e ti mando l'orario esatto.»

Penso a Michela, sdraiata sul divano di pelle nera Frau dall'altra parte della stanza: gambe accavallate con studiata noncuranza, completamente nuda, la pelle diafana come porcellana di Limoges, un contrasto quasi violento contro il nero lucido del pellame toscano. I suoi tatuaggi - la scritta "Slave" in corsivo gotico sul monte di Venere, il mio viso stilizzato sul seno destro con i miei occhi che fissano chiunque la guardi - rallegrano la mia vista come un'opera d'arte vivente.
Peccato che quello con la scritta "proprietà di Daniela" sia dietro, sulla schiena, proprio sopra il buchetto rosa intenso, dilatato dal plug di acciaio con la gemma blu cobalto da 8,5 cm che cattura e rifrange la luce come un gioiello osceno.

I piercing ai capezzoli - barre in titanio con sfere di onice nero - catturano la luce soffusa della lampada Artemide Tolomeo, piccoli lampi metallici che puntellano il suo corpo come stelle cadenti in una notte milanese senza luna. I dilatatori da 26 mm hanno fatto il loro lavoro alla perfezione sulle sue grandi labbra gonfie e lucide, facendo pendere gli anelli d'acciaio chirurgico pesanti da 4 cm come trofei di una conquista carnale, oscillando ipnoticamente ad ogni suo minimo movimento.
Sono sicura che le sue dita stiano giocando con la barretta che le trafigge il clitoride gonfio e pulsante, e quasi posso vederla mentre si mordicchia le labbra carnose, lasciando piccoli segni dei denti sulla pelle arrossata, nel disperato tentativo di soffocare quei gemiti acuti che le vibrano in gola. O forse sta facendo scorrere la punta della lingua sul piercing in acciaio chirurgico che le attraversa la carne morbida, la sfera metallica che rotola contro il palato in un ritmo ipnotico che amplifica ogni scintilla di piacere. Ma lei sa benissimo - lo leggo nei suoi occhi dilatati dal desiderio - che, se osasse anche solo avvicinarsi all'orgasmo senza il mio permesso, la punizione sarebbe immediata e memorabile. Il suo piacere mi appartiene, ogni singolo fremito, ogni goccia di umidità che le impregna le cosce è mia proprietà esclusiva.

Non abbiamo niente di adatto nel guardaroba Prada e Versace che riempie la nostra cabina armadio. Niente che sia allo stesso tempo elegante come un calice di cristallo Baccarat e volgare come un gemito strozzato da una mano guantata in pelle, quanto basta per una cena di Natale in una villa da oltre un miliardo di lire con vista sulle Dolomiti imbiancate. Niente che dica "guardatemi, sono qui per farvi impazzire di desiderio perverso, per farvi sentire il calore della vostra stessa vergogna risalire lungo la schiena come lava incandescente".

«Va bene» rispondo, la voce già calda di eccitazione che scivola tra le mie labbra come velluto liquido. «Mandami l'autista. E digli di portare la limousine nera, quella con i vetri oscurati così densi che sembrano inghiottire la luce. Voglio viaggiare comoda... e viziosa.» Le ultime parole escono come un ronzio felino dalla mia gola.

Chiudo la chiamata con un'unghia laccata color borgogna che preme sul display. Michela alza gli occhi dal libro - un romanzo erotico francese con la copertina consumata - il suo sopracciglio perfetto si inarca come un ponte di carne sopra l'iride azzurro. «Cortina? Con loro?» sussurra, la voce vibrante di curiosità e trepidazione.
Mi stringo nella vestaglia, lasciando che un lembo scivoli volutamente via dal seno. Sorrido verso Michela e faccio un gesto con la mano – una piccola frustata nell’aria che dice tutto, come quando era ancora una novizia della sottomissione, impacciata a reggere lo sguardo mentre già grondava desiderio tra le cosce.

«Sì. Con Claudia, e Pierre.»
Un fremito percorre la sua schiena, lo vedo dal modo in cui si irrigidisce e fa scivolare la lingua sulla barra del labbro, un tic che adoro. «Cosa… cosa pensi di farmi?» sussurra. La domanda vera è: «A quali limiti sei disposta a portarmi stavolta?»

Le vado vicino, inginocchiandomi davanti a lei, il velluto della vestaglia che fende l’aria e svela le mie cosce nude. «Mi piace pensare che sarà una settimana di giochi raffinati,» dico, poggiando il palmo aperto sulla sua gamba fremente. «Ti piacerebbe essere il regalo di Natale di qualcuno, quest’anno?»

Schiude le cosce un po’ di più, offrendo lo spettacolo degli anelli che luccicano d’acciaio, delle labbra gonfie, inumidite già dal pensiero. Sa che la domanda è retorica, ma si concede lo stesso un attimo di esitazione, come per aumentare il valore della sua resa. «Solo se tu mi scarti per prima,» mormora.

Il plug nel mio corpo pulsa di complicità. «Molto probabile.» Tiro giù con due dita la barra del clitoride, la sfioro mentre la guardo in faccia: l’azzurro degli occhi le si oscura di botto, come se una nuvola passasse improvvisa nella stanza. Una goccia di piacere le sfugge, sfiorando il divano di pelle che io detesto dover far ripulire ogni volta, ma almeno mi darà un nuovo motivo per farle leccare tutto fino all’ultimo alone.

Vado verso la cabina armadio, faccio scorrere la porta silenziosa sui binari oliati e l'universo dei miei abiti si manifesta: seta che sussurra, pelle che promette, latex che minaccia. File ordinate di Louboutin con tacchi come stiletti, Gucci in pelle di serpente, stivali Tom Ford alti fino alla coscia. I miei occhi studiano e scrutano ogni centimetro di tessuto pregiato, ogni fibbia in metallo, ogni zip argentata, ma delusi, non trovano nulla di adeguato a quella particolare forma di perversione alpina che ci attende. Decido che è il momento di aggiornare il guardaroba per questo evento molto speciale. Né io né Michela possediamo abiti all'altezza. Mi giro con un movimento brusco verso l'armadio, afferrando il primo vestito che trovo - un tubino Versace nero con borchie dorate che luccicano come stelle cadenti - e lo lancio a Michela con un gesto imperioso. Il tessuto fruscia nell'aria come un'ala di corvo prima di atterrarle in grembo.

«Indossalo,» ordino, la voce bassa e vellutata. «Andiamo a comprare vestiti nuovi che ti faranno sembrare una puttana di lusso degna di me.»

*** NOTE ***

Il racconto che ho iniziato a narrarti rappresenta un'anteprima rispetto alle altre storie che ho condiviso finora. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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